Bar e negozi in ritirata

Unione Sarda,
Economia, pag 45
Domenica 21 settembre 2014

Chiudono 2519 aziende, 996 solo nel commercio – I primi otto mesi dell’anno confermano un 2014 di crisi.

Costretti da una crisi che non concede tregua, molti sardi fanno sempre più ricorso alle rinunce per far quadrare il bilancio familiare. Comprano sempre meno carne, poco pesce, si taglia anche sulla frutta e sulla verdura. E questo, in parte, già lo si sapeva. Adesso, però, e questa è una novità, sempre più persone sono costrette a rinunciare persino a prendere un caffè al bar. E questo spiega la ragione per cui è in continuo aumento il numero dei bar costretti a “chiudere bottega”.

ATTIVITÀ IN CRISI. Il nuovo “carrello della spesa” dei sardi è l’altra faccia della crisi che esce dal Rapporto divulgato da Confesercenti Sardegna sull’apertura e chiusura delle imprese sarde nei primi 8 mesi dell’anno. I dati confermano che il 2014 è ancora un anno nero per l’economia dell’Isola. Nei primi otto mesi, infatti, hanno chiuso i battenti 2.519 aziende, di queste ben 996 appartenevano al settore del commercio al dettaglio. Considerando l’avvio di nuove attività, risulta un saldo negativo di quasi 800 unità (786), che va ben oltre il dato registrato (-700) nell’intero 2013, definito dagli analisti come l’anno peggiore dal 2008.

CHI CHIUDE. Dopo aver colpito i territori periferici, la crisi adesso sta svuotando le città soprattutto di bar, ristoranti e hotel. Senza considerare che non si arresta l’emorragia nel settore dell’abbigliamento e calzature (persi 109 negozi, il 3,2%), e dell’alimentare (-2,9%). C’è un solo dato positivo: il commercio ambulante è cresciuto dell’1,5%. «La tendenza è proprio questa», spiega Gian Battista Piana, direttore regionale di Confesercenti, «si va sempre più verso forme di commercio che hanno costi di gestione inferiori. Il problema di questo settore, però», avverte Piana, «è che spesso si tratta di aziende che non sono sempre in regola».
Per il resto, i primi 8 mesi del 2014 testimoniano un nuovo crollo. Le concessionarie di automobili sono diminuite dell’1,6% (-9,8% nel Medio Campidano, -6,2% nel Sulcis, -1,7% in provincia di Cagliari). Le imprese che operano nel turismo non vanno meglio. E anche il commercio al dettaglio ha subito una perdita a livello generale del 2,9%. Ma in questo settore sono soprattutto i centri urbani, quelli che fino a oggi avevano tenuto un po’ di più, a essere maggiormente colpiti. «Nella provincia di Cagliari, per esempio, il saldo negativo tra imprese nuove e cessate è di 204, che in percentuale significa il -3,3%», spiega il direttore regionale Confesercenti. «Cagliari città, invece, registra una perdita in valore assoluto di 122 imprese, che in percentuale si traduce in un -5%», aggiunge. Per quale motivo?

LE CAUSE. «Verosimilmente perché i costi di gestione di un’attività commerciale in città, per esempio gli affitti dei locali, sono diventati ormai insopportabili per molte persone», spiega Piana. Per la prima volta, come detto, sono sempre più numerosi i sardi, che spinti dalle difficoltà, sono costretti a rinunciare anche al caffè al bar. Il saldo negativo (-1,4%) tra nuove aperture e chiusure da gennaio ad agosto lo testimonia. Come per il commercio al dettaglio, anche in questo settore, la crisi colpisce soprattutto i centri urbani. Nella provincia di Cagliari, infatti, il dato negativo è pari a -2,1%, ben oltre i valori registrati nel Medio Campidano (-1,1%) o nella provincia di Nuoro (-0,6%). Soltanto la provincia di Olbia-Tempio, con 19 nuovi bar aperti e altrettanti chiusi, registra un pareggio.

LA SCURE SUI BAR. La chiusura dei bar si presta a una doppia lettura: «Da un lato è la conseguenza dei tagli delle famiglie su tutto ciò che non è strettamente necessario», spiega Piana. «Dall’altro, invece, l’effetto combinato prodotto dalla crisi e dall’aumento delle tasse, spinge molti bar a trasformare la propria attività in circoli, una soluzione che, in assenza di rigidi controlli, consente di continuare a somministrare bevande, proprio come un bar, evitando, però, di pagare le tasse». Insomma, il quadro economico del commercio in Sardegna dipinto da Confesercenti è sempre più drammatico. Anche la “piazza virtuale”, storicamente in continua espansione, nel 2014, pur mantenendo il segno più, fa meno proseliti rispetto al passato: le imprese che operano nel commercio online, infatti, sono cresciute in Sardegna di appena 2 unità (+0,9%). «È davvero peggio del 2013», conclude Piana, «quando sembrava che avessimo davvero toccato il fondo».

 

Pin It

Commenti sono chiusi