Calano prezzi e acquisti

Unione Sarda,
Cronaca Cagliari, pag. 17
Giovedì 2 ottobre 2014

La deflazione sbarca in città, ok solo i telefonini – Il mercato San Benedetto specchio di una situazione difficile.

I prezzi scendono ma nessuno compra. Dagli ultimi dati dell’Istat risulta che Cagliari è uno dei centri in cui si registra la cosiddetta deflazione. Ma se quella del calo dei prezzi può sembrare una buona notizia nasconde invece un’altra verità: i prezzi scendono perché si compra di meno e, soprattutto, non si ha la possibilità di acquistare.
Sono tanti i settori del commercio in cui a settembre si sono registrati cali dei prezzi sia rispetto ad agosto scorso sia a settembre 2013. I dati a carattere nazionale forniti dall’Istat si integrano con quelli dell’Ufficio statistiche del Comune ed emerge che rispetto ad agosto si è registrato un -0,7 per cento nell’indice dei prezzi.
In modo più sensibile sono diminuiti i prezzi delle scarpe (-9,6 per cento per gli uomini e -6,3 per le donne), dei vestiti per bambini (-6,4 per cento) seguiti dai frutti di mare (-5,5 per cento) e dal pesce (-4,7 per cento). Per capire meglio il valore dei numeri basta vedere il calo di clienti al mercato di San Benedetto. «Per quanto riguarda il pesce, siamo in periodo di fermo biologico, ed essendoci meno pescato il prezzo sarebbe dovuto salire invece non è più così», spiega Davide Secci dal suo box al piano terra, «il calo dei prezzi è sensibile ma quello delle vendite rispetto agli anni passati è ormai del 30 per cento». Non va meglio al piano di sopra dove Federico Ciullo deve fare i salti mortali per mantenere la sua macelleria. «Lavoro da sempre nel settore della macellazione e da poco ho rilevato questo box, non è facile dare ai clienti prodotti di prima qualità mantenendo prezzi bassi in piena crisi, ma facciamo il possibile».
Gli effetti più pesanti del calo dei prezzi si registrano tra i banchi di frutta e verdura. «Guardi quanta insalata è rimasta», commenta Ugo Tuveri indicando una montagna verde sul bancone, «prima costava 2,50 euro al chilo e ne vendevamo tanta, ora è scesa a 1,50 ma se ne vende pochissima. Lo stesso discorso vale per quasi tutti i tipi di verdura, come i sedani (da 2 euro a 1,50), le zucchine (da 2 a un euro) e i pomodori San Marzano (da 1,5 a un euro)». Ma anche per la frutta i prezzi sono crollati e le susine che costavano 3,50 euro al chilo ora si vendono a 2, le pere da 2,50 a 2 e le banane che superavano i due euro al chilo ora sono in vendita a un euro e mezzo.
In tanti devono limitare acquisti primari come il cibo, ma non tutti rinunciano al settore tecnologico: «Da noi il calo di prezzi onestamente non si è registrato», ammette la commessa del negozio Jumbo di Pirri e in effetti c’erano più clienti davanti alla vetrina dei super-telefonini che tra le verdure fresche di San Benedetto.
Un altro settore in forte crisi è quello dell’abbigliamento, come testimonia il presidente della Confesercenti. «Gli sconti vanno bene a fine stagione, ma se li facciamo tutto l’anno è una vendita malata», commenta Roberto Bolognese.

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