Commercio, odissea 2014

Unione Sarda
Economia, pag. 17
Mercoledì 12 marzo 2014

Dati impietosi: lo scenario peggiore degli ultimi 40 anni – Tra gennaio e febbraio record di cancellazioni nei settori dei servizi.

ROMA. Gli effetti devastanti del 2013 condizionano la partenza del 2014. Che, per commercio, turismo e intermediazione commerciale si rivela amara: secondo le rilevazioni dell’Osservatorio Confesercenti, tra gennaio e febbraio di quest’anno questi settori hanno registrato oltre 29.000 cessazioni per un saldo negativo finale di 17.723 unità.
In totale le aperture nei tre comparti, infatti, sono state appena 11.413: il dato più basso, per quanto riguarda il primo bimestre, degli ultimi 40 anni. Va a Roma la maglia nera.

SETTORI CRITICI. Nei primi due mesi del 2014 il saldo tra aperture e chiusure di imprese è negativo in tutti i nostri comparti merceologici e le tipologie d’impresa prese in esame dall’Osservatorio Confesercenti. Si tratta di un’importante novità: perfino il commercio su area pubblica, il cosiddetto “ambulante”, che fino ad oggi aveva mostrato un andamento anticiclico, segna questa volta un saldo negativo (-529), così come registra per la prima volta gravi perdite (-389 imprese) il comparto dell’e-commerce. A raggiungere il peggior risultato, fra i comparti esaminati, è però il commercio al dettaglio in sede fissa dedicato al No Food: con meno di 3.000 aperture e più di 11.000 chiusure, presenta un saldo negativo di ben 8.315 imprese. Nei settori tradizionalmente legati al turismo, invece, è la ristorazione a soffrire più di tutti, con un saldo tra aperture e chiusure 2.289 unità. Segue a breve distanza il comparto dei servizi bar, che nei primi due mesi dell’anno vede scomparire per sempre 2.041 esercizi. Più di 34 al giorno.

LO SCENARIO. L’emorragia di imprese ha colpito tutto il suolo nazionale, soprattutto i centri urbani, anche se con significative differenze su base territoriale. Esaminando i primi 10 comuni italiani per numero di abitanti, spicca la cattiva prestazione di Roma, che nel primo bimestre 2014 si aggiudica l’Oscar per il peggiore risultato in assoluto, con un saldo complessivo negativo di 682 imprese nei tre settori di Commercio, T urismo, Intermediazione. Seguono Torino (-425) e Milano (-297).

COSTO DEL LAVORO. E dalla Confartigianato arriva un altro bollettino di guerra: nel 2013 l’Italia ha perso 478mila occupati, 1.311 posti di lavoro in meno al giorno, il numero dei disoccupati è aumentato di 369mila unità, pari al 13,4% in più in 1 anno, e di questi 158mila sono giovani tra 15 e 34 anni. Alla vigilia dell’attesissimo Jobs Act del governo, l’associazione non esita a sottolineare quanto il costo del lavoro pesi sull’andamento del mercato. Per i 4.433.093 dipendenti delle micro e piccole imprese italiane fino a 50 addetti il cuneo fiscale costa 78.502 milioni, calcola la confederazione degli artigiani.

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