Grido di dolore da Cagliari: «Il commercio sta fallendo»

Unione Sarda,
Regione, pag. 6
Mercoledì 8 ottobre 2014

I dati 2014 in provincia: ancora giù le aperture, valanga di chiusure.

Ieri regina dello shopping cagliaritano, oggi esempio del declino: via Dante potrebbe essere il simbolo di quello che la Confesercenti definisce «profondo rosso». Conti generali che non tornano più, nel capoluogo e in provincia. Una corsa involontaria al fallimento. La regale città del terziario si restringe e il rumore delle serrande abbassate è assordante. Se non basta una malinconica occhiata alle strade, ecco i numeri delle aperture-chiusure nei primi otto mesi dell’anno: meno 292.
Cosa significa? È il semplice raffronto fra le nuove iscrizioni (167) e le cessazioni di attività (459) nel commercio al dettaglio. Se si considera che il totale in Sardegna è meno 591, si arguisce che quasi il 50 per cento del saldo negativo è un problema della vecchia provincia di Cagliari. Sul versante bar e ristoranti non va meglio: il numero rivelatore è meno 54. Confrontato con quello sardo (-78) il bilancio in rosso raggiunge il 65 per cento. Parlare di «allarme» è quasi eufemistico, il peggio è che «da diversi anni i dati sono in caduta libera». E nessuno riesce a mettere un freno, attacca la Confesercenti.
«Noi possiamo dare solo numeri», dice il presidente provinciale Roberto Bolognese. «E fare proposte». La strategia spetta ad altri, in primo luogo alla Regione. Tenendo presente che «più della metà del Pil è dato dal terziario». Bolognese non resiste a una constatazione: «Si parla della crisi dell’industria e dell’agricoltura. Giustissimo. Ma perché quando si parla di noi si innalza una barriera ideologica?». Anche la crisi del commercio si traduce in posti di lavoro perduti: «Famiglie, dipendenti, economia generale». Eppure «chiudiamo nel silenzio, quasi nella vergogna». Certo, c’è la crisi globale, «ma qualcosa si può fare». Per esempio «intervenire su una normativa regionale ferma da dieci anni».
Nel concreto, e per cominciare, la legge sui saldi: è da cambiare. «Accuso la grande distribuzione di concorrenza sleale. Siamo alla colonizzazione», dice Bolognese. La liberalizzazione «ha avuto effetti nocivi», soprattutto la polarizzazione a vantaggio degli acquisti domenicali». Se è vero che il potere d’acquisto nell’Isola è il più basso d’Italia «perché questa corsa ai grandi centri? Delle due l’una, o non è vero quell’assunto sul potere d’acquisto oppure i costi sono bassi». Chi è così temerario da aprire un supermercato nel Sulcis? «Eppure si fa». Anziché «prevedere vincoli urbanistici più stringenti: viabilità, parcheggi. E tasse. E costi di servizio». Al contrario «si voleva spolpare il limone già spremuto» del piccolo commerciante con la tassa “sull’ombra”.
Poi la lotta all’abusivismo e alla contraffazione: «Secondo i nostri calcoli un prodotto su quattro è farlocco. Altra concorrenza sleale. Non ci accusino di razzismo se diciamo che quando arrivano le navi da crociera il centro di Cagliari diventa un suk». La Confesercenti «ha associati extracomunitari e sono loro i primi a protestare». Sullo stesso fronte, «i bar e i ristoranti devono affrontare la concorrenza dei circoli privati. Niente contro di loro, ma servono regole certe sugli obblighi, sulle superfici». Conclusione: «Aprire oggi un negozio è un “gratta e vinci”».
Cagliari è l’epicentro del disastro, ma l’assessore comunale alle Attività produttive, Barbara Argiolas, sottolinea che «va male dappertutto». Certo, «la scellerata politica degli ultimi vent’anni sui centri commerciali non ha favorito i cittadini». Ugualmente vero che «è cambiata la tipologia d’acquisto». E insieme «il modo di vendere». Messaggio agli stessi commercianti. Cosa può fare il Comune? «Riqualificare la città, lavorare sul decoro urbano, riportare la gente nelle strade dello shopping». Anche così vanno letti gli interventi su via Garibaldi, il Largo, il corso Vittorio. E poi attrarre «denaro fresco», magari con una diversa politica degli orari. Si può anche criticare il turismo di crociera, «ma qualche soldo lo porta». E si può anche perdere la sfida della capitale europea della cultura «ma intanto siamo andati sulla ribalta internazionale». È sempre e ancora il turismo la carta più grossa.
Un punto sul quale insiste anche il presidente provinciale della Confcommercio, Giancarlo Deidda: «Serve un grande progetto turistico». Per la Regione o almeno per il sud Sardegna. È questo che ci manca. Più rete: se un turista va alla spiaggia del Giunco non può non venire a visitare i musei di Cagliari». Dobbiamo sempre tenere presente, aggiunge il direttore provinciale, Giuseppe Scura, che «la gran parte del nostro consumo è endogeno. L’unica speranza è importare consumatori e i dati che abbiamo ci dicono che l’andamento turistico giova, eccome». Proposte, insomma. Speranze. Ma la realtà è ancora nei numeri.

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