La mano invisibile dell’abusivismo – L’Unione Sarda

Economia: La metà delle attività non è in regola e il fenomeno è molto diffuso tra i ristoratori

Un mare di abusivi: da coloro che si spacciano per guide turistiche a quelli che trattano abbigliamento e calzature contraffatte, dagli ambulanti con banco ai venditori di fiori, dai baristi ai proprietari di b&b e ristoranti. Non si salvano neppure le sagre o i mercatini dell’usato e quelli dell’antiquariato. L’economia dell’abusivismo in Sardegna è una mano invisibile alla quale non sfugge praticamente alcun settore e toglie ogni anno risorse dalle tasche di imprese e cittadini che rispettano le regole per circa un miliardo di euro (tra fatturato e mancato gettito assicurato al Fisco). Una cifra iperbolica (vale un settimo della Finanziaria regionale) che dà il senso dell’allarme lanciato da Confesercenti Sardegna: «Per ogni attività regolarmente registrata, ce n’è almeno una abusiva», denuncia Gian Battista Piana, direttore regionale di Confesercenti. 

Dall’indagine del Centro Studi dell’associazione che riunisce le imprese del commercio e del turismo emergono i riflessi economici delle attività irregolari nell’Isola. A causa dell’illegalità, il fatturato sottratto al commercio al dettaglio legale nel 2014 è stato pari a 672 milioni di euro, ovvero il 12,2% del fatturato regolare. Se a questa cifra aggiungiamo i mancati introiti fiscali (oltre 90 milioni di mancata Iva, circa 110 di accise e 140 tra altre imposte e contributi non versati), alla fine, come detto, l’abusivismo si porta via ogni anno in Sardegna circa un miliardo di euro. «Sono cifre pazzesche», afferma Marco Sulis, presidente regionale di Confesercenti. «È ormai un fenomeno insopportabile, tutti quelli che lavorano nella legalità ormai sono alla canna del gas», aggiunge. «Si tratta di tanti imprenditori abituati da sempre a rimboccarsi le maniche che chiedono condizioni meno onerose e più sicure nell’esercizio della propria attività».
Tutti i settori sono colpiti. La ristorazione, con un giro di illegalità che vale 163 milioni di euro, è la maglia nera. Seguono i benzinai con 143 milioni. Abbigliamento e calzature fanno sparire 108 milioni di euro. Neppure il comparto turistico resta immune, anzi, attorno al turismo c’è un grandissimo business, lo dicono i numeri: tra agenzie di viaggio, tour operator, guide turistiche, attività ricettive (soprattutto b&b), se ne vanno 113 milioni di euro. Anche tra parrucchieri ed estetisti «l’abusivismo registra dati allarmanti», afferma Maria Carmela Folchetti, presidente regionale di Confartigianato, «e la percentuale arriva a sfiorare il 40%».
Detto che ricette per una cura veloce non ce ne sono, una cosa, però, «si può cominciare a farla subito», spiega Sulis, partendo dal protocollo d’intesa in materia di contraffazione e vendita abusiva firmato lunedì a Cagliari con le Prefetture, l’Anci e le associazioni di categoria. «La lotta all’abusivismo deve partire anche dalla prevenzione e la formazione dei giovani», afferma, «e il documento va in questa direzione e ci sembra un’ottima idea. Anche il consumatore dovrà fare la sua parte», conclude il presidente regionale di Confesercenti, «altrimenti sarà tutto più difficile. Questo perché, in realtà, molti abusivi possono contare sulla complicità di clienti che, pur di spuntare un prezzo più basso, sono disposti a chiudere un occhio sulle irregolarità».
Mauro Madeddu

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