L’agonia dei contratti a progetto

Unione Sarda,
Economia, pag. 9
Martedì 4 novembre 2014

In Sardegna sono 25.000, le donne meno pagate degli uomini – Dopo dieci anni di esperienza il Jobs Act di Renzi ne ha annunciato la cancellazione.

Si chiamavano “co.co.co.”, poi dal 2004 sono diventati “co.co.pro.”. Una variazione al nome, ma non al tema. Negli ultimi dieci anni è diventato l’acronimo più conosciuto del mercato del lavoro: collaboratore continuativo a progetto. Un contratto atipico, parasubordinato, non previsto dal codice civile, che la Riforma Biagi aveva istituito nel tentativo di rendere bianca quella zona grigia del mondo del lavoro che rischiava di virare verso il nero e l’irregolare. Dieci anni di esperienza hanno detto, però, che i “co.co.pro.” hanno fallito. Lo dice anche il Governo Renzi che con il Jobs act ne ha annunciato la cancellazione.
A uscire di scena, come spiegato dal ministro del Lavoro Poletti, saranno le forme «più permeabili agli abusi e quelle precarizzanti, come i contratti di collaborazione a progetto». Ma, al di là delle intenzioni del Governo, non tutto sarà superato: resteranno in piedi, magari dopo un restyling, le collaborazioni stagionali. «Non sono i contratti a creare i posti di lavoro: ben venga ogni semplificazione normativa», afferma l’assessore regionale la Lavoro, Virginia Mura. «Anche perché i co.co.pro. sono stati usati in modo distorto, come strumento di concorrenza sleale a scapito dei lavoratori».
In Sardegna l’esercito dei lavoratori con contratto a progetto, che il Governo punta a eliminare, conta più di venticinquemila persone. Secondo l’ultimo rapporto dell’Inps regionale riferito al 2013, i collaboratori a progetto sono 26.538, con un reddito medio annuo di 12.379 euro. Per le donne il reddito medio è poco più della metà di quello degli uomini con 8.682 euro contro i 16.020 degli uomini. Nel complesso, in Sardegna i lavoratori con contratti di collaborazione sono circa 127.000.
La decisione del Governo ha creato più di una preoccupazione tra i professionisti e nel mondo delle imprese. Al contrario, ha riscosso il consenso dei sindacati. «Speriamo che l’annuncio del Governo non sia stato solo uno spot», afferma Michele Carrus, segretario regionale della Cgil. «Ci aspettiamo un intervento sui co.co.pro e sui falsi soci delle cooperative. Più in generale, un intervento che ridefinisca i contorni del lavoro autonomo, anche attraverso la previsione dell’equo compenso». Accanto alla decisione del Governo si schiera anche la Cisl. «La cancellazione va nella direzione della nostra campagna “Basta omertà sui precari”», dice Oriana Putzolu, segretario regionale. «I contratti flessibili, qualunque nome gli si voglia dare, devono avere le stesse tutele previdenziali dei contratti a tempo indeterminato».
Di diverso avviso i consulenti del lavoro. «La cancellazione tout court dei co.co.pro. potrebbe creare una situazione di minore occupazione, dal momento che i contratti sono in molti casi propedeutici a una possibile assunzione», spiega Marco Fenza, presidente dell’Ordine provinciale di Cagliari. «Non si capisce questa avversione della politica all’instaurazione di rapporti di lavoro parasubordinati attraverso i quali vengono percepiti compensi e sui quali vengono versati contributi previdenziali e tasse». Critico anche Marco Sulis, presidente di Confesercenti. «In assenza di strumenti alternativi, possibilmente migliori, cancellare i contratti è un errore. Ci si dovrebbe impegnare a per costruire un sistema nuovo che funzioni meglio».

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