Se il lavoro arriva in franchising

Unione Sarda,
Economia, pag. 38
Giovedì 9 ottobre 2014

In Sardegna ci sono 1.580 punti vendita affiliati a 7 case madri – Con giro d’affari di 22 miliardi l’anno il settore ha superato i 185mila occupati.

Investimento iniziale abbastanza contenuto, vendita dei prodotti su nuovi mercati, gioco di squadra: sono questi gli ingredienti che determinano il successo del franchising. Superata la diffidenza iniziale che potrebbe creare la parola inglese, si scopre che questa formula commerciale presenta alcuni vantaggi. Il più importante: mettere in piedi un’impresa con questa formula vuol dire affrontare la sfida con un minor rischio. Chi decide di diventare casa madre, infatti, può contare su una rete diffusa in grado di distribuire i prodotti e raggiungere nuovi mercati. Chi, invece, sceglie di affiliarsi, può sfruttare l’esperienza e l’assistenza di un’attività già consolidata.

IL MODELLO. Trent’anni dopo l’arrivo di McDonalds in Italia, e in piena crisi di consumi, questo modello (a filiera) che consente di fare affari nel mondo del commercio, continua a crescere mostrando numeri di grande interesse, a partire da un giro d’affari di 22 miliardi di euro, in costante aumento nell’ultimo triennio. Secondo un’indagine di Confesercenti (dati del 2012), le aziende madri in Italia (franchisor) sono 933, gli affiliati (i franchisee) sono 51.319, gli occupati 185.213.

IN SARDEGNA. Di franchising si parla sempre di più anche in Sardegna, (sono 1.580 i punti vendita), ma non abbastanza dal momento che sono appena 7 i franchisor censiti nell’Isola (300 invece solo in Lombardia). «Eppure moltissime imprese sarde potrebbero essere delle valide case madri», spiega Alessia Littarru, responsabile dello sportello Orientamento al franchising di Confesercenti, una bussola che orienta, informa e sostiene chi intende mettersi in proprio. «Purtroppo, però, spesso manca la conoscenza».

I COSTI. La vera leva vincente del franchising è la ripartizione del rischio: garantisce a chi si affilia la convenienza di aderire a una rete già ben posizionata sul mercato, a chi desidera diventare casa madre «sviluppo aziendale, con investimenti limitati e un’ampia rete di distribuzione dei propri prodotti, essendo i costi dell’apertura del punto vendita a carico dell’affiliato». Occorre, però, sapere come muoversi, oppure affidarsi agli esperti dello Sportello di Confesercenti. Esiste, una giungla di norme, a volte poco chiare (documentazione, contratti, normative) che rendono difficili le scelte.

L’INVESTIMENTO. Nel caso in cui un’azienda voglia diventare casa madre deve valutare attentamente il suo posizionamento sul mercato di riferimento e la possibilità di realizzare un progetto di franchising capace di raggiungere gli obiettivi attraverso l’apertura di punti vendita franchisee. «Diversamente da quanto ritengono in molti, per diventare casa madre non occorre essere un gruppo industriale», spiega Littarru. «È sufficiente che si tratti di un’attività commerciale di interesse».

IL PRODOTTO. Per assicurarsi il successo di un marchio in franchising, l’imprenditore dovrà disporre di un prodotto innovativo rispetto alla concorrenza (non necessariamente diverso) oltre ad avere un metodo gestionale e amministrativo sperimentato e trasmissibile agli affiliati. È un modello vincente, che reagisce meglio del commercio indipendente alla crisi economica: non è un caso che le aziende che aprono in franchising restano sul mercato più a lungo rispetto alle nuove attività che scelgono altre strade.

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